• L’ingegnere del software Siddhant Khare ha attirato l’attenzione con il saggio “AI fatigue is real and nobody talks about it” (La fatica da IA è reale e nessuno ne parla), avvertendo della “fatica da IA” nel settore tecnologico.
  • Khare ha affermato che gli strumenti di IA lo aiutano a scrivere e distribuire più codice che in qualsiasi altra fase della sua carriera, ma lo rendono anche esausto come non mai.
  • Il lavoro dell’ingegnere passa da “costruttore” a “revisore”, esaminando costantemente pull request e risultati generati dall’IA su una catena di montaggio che non si ferma mai.
  • L’IA riduce i costi di produzione del codice, ma aumenta i costi di coordinamento, valutazione e processo decisionale, un onere che ricade quasi interamente sugli esseri umani.
  • Una tipica giornata lavorativa di Khare prevede il cambio di contesto tra circa 6 problemi diversi, ognuno dei quali richiede “solo un’ora con l’IA”, ma che nel complesso causano un sovraccarico cognitivo.
  • Egli descrive: l’IA non si stanca tra un compito e l’altro, ma gli esseri umani sì.
  • Molti altri ingegneri su X, Hacker News e Lobsters hanno espresso empatia, descrivendo il burnout durante il “vibe coding” e l’attesa della risposta dell’agente per poi correggerla.
  • Uno studio di 8 settimane della Harvard Business Review con 200 dipendenti tecnologici ha mostrato che l’IA non ha ridotto il lavoro ma ha aumentato il carico di lavoro, portando ad affaticamento cognitivo e calo della qualità decisionale.
  • Khare subisce anche la pressione della FOMO (paura di essere tagliati fuori) dovendo monitorare costantemente gli aggiornamenti di OpenAI, Anthropic e altre aziende di IA, usando persino i fine settimana per provare nuovi strumenti.
  • Teme il fenomeno del degrado delle competenze, poiché la capacità di ragionare autonomamente e scrivere codice manualmente si indebolisce se si fa troppo affidamento sull’IA.
  • Anche Andrej Karpathy ha ammesso di aver iniziato a perdere la capacità di scrivere codice a mano.
  • Per salvarsi, Khare ha stabilito regole che limitano l’uso dell’IA e si è temporaneamente “disintossicato” dall’IA durante una vacanza di 14 giorni.
  • Sostiene che le aziende di IA dovrebbero progettare ulteriori “guardrail” (barriere di sicurezza) in modo che gli utenti non si spingano fino all’esaurimento.

📌 Il lato meno discusso dell’IA: aiuta ad aumentare la produttività a livelli record ma in cambio porta stanchezza mentale, burnout e degrado delle competenze professionali. Nell’industria del software, l’IA riduce i costi di produzione del codice, ma aumenta i costi di coordinamento, valutazione e processo decisionale, un onere che ricade quasi interamente sugli esseri umani. Il lavoro dell’ingegnere passa da “costruttore” a “revisore”, controllando costantemente i risultati generati dall’IA su una linea che non si ferma mai. Gli esseri umani sono sotto pressione per monitorare costantemente gli aggiornamenti di OpenAI, Anthropic e altre aziende di IA, usando persino i fine settimana per testare nuovi strumenti.

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